PREMESSA
Fra le molte azioni documentate dell’agopuntura, si inserisce anche quella antiflogistica. La riduzione dei segni di infiammazione (rubor, calor, tumor, dolor) lascia presumere una regolazione riflessa dei mediatori precoci (istamina) e tardivi (leucotrieni, prostaglandine), della stessa, responsabili, a vari livelli, dei fenomeni vasomotori e dell’edema. Un modello molto impiegato per valutare l’azione antiflogistica di un principio, è il test dell’inibizione dell’edema indotto da acido arachidonico. L’introduzione intradermica di piccole quantità di acido arachidonico produce una vasodilatazione seguita da essudazione sierosa, con un edema che raggiunge il suo massimo in due ore e regredisce in 4-6 ore. Il volume dell’edema e la velocità di regressione sono considerati parametri validi per misurare l’efficacia antinfiammatoria di un principio.Materiali e MetodiAllo scopo di valutare l’azione antiflogistica dell’agopunutura è stata condotto una ricerca su 9 volontari sani, 5 di sesso maschile e 4 femminile, di età compresa tra i 23 ed i 32 anni. Tutti i soggetti sono stati sottoposti a misurazione dell’edema indotto dalla somministrazione di intradermica di 0.01 ml di una soluzione allo 0.3% di acido arachidonico in soluzione fisiologica allo 0.9%. L’inoculazione della soluzione è stata effettuata a livello della faccia ante-cubitale dell’avanbraccio. I 9 soggetti esaminati sono stati così suddivisi: gruppo A, che ha ricevuto dopo l’inoculazione intradermica un trattamento agopunturistico con aghi di tipo Serin bimetallici, 0.30 x 30 mm, manipolati fino al “deqi” e lasciati in situ per 30 minuti; gruppo B, composto dai soggetti a cui è stato somministrato un analgesico per os (nimesulide); gruppo C, lasciato senza trattamento. Il volume dell’edema è stato valutato fino alla sesta ora ad intervalli di 1 ora. I punti di agopuntura selezionati sono stati quelli dotati di maggiore azione infiammatoria, cioè LI11, GV14, GB39. RisultatiI risultati ottenuti hanno rivelato che vi sono delle differenze significative tra i 3 gruppi. In particolare è stato visto che i risultati sono stati migliori nel gruppo dei pazienti trattati con nimesulide e con agopuntura rispetto a quelli del gruppo non trattato. L’agopuntura è stata meno efficace del nimesulide nel ridurre la flogosi, che tuttavia ha iniziato a decrescere più precocemente. ConclusioniDai risultati ottenuti si può affermare, data la sovrapponibilità dei risultati ottenuti con agopuntura e con nimesulide, che l’agopuntura agisca sul metabolismo dell’acido arachidonico e sulla conversione (lipossigenasica), di questo in leucotrieni flogogeni. Sono necessarie comunque ulteriori ricerche per confermare questi dati.
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