L’agopuntura è un procedimento terapeutico in cui si inseriscono a profondità variabili nella pelle piccoli aghi pieni, penetrando tipicamente nella muscolatura circostante. Questo metodo deriva dalle pratiche dell’antica medicina orientale. Bonica ne parlava come una forma di terapia locale e ne citava l’impiego da parte di Osler per il trattamento di varie condizioni dolorose durante l’ultima parte del XIX secolo. La pubblicità data negli anni settanta alle dimostrazioni cinesi del controllo del dolore mediante agopuntura nel corso di interventi chirurgici, hanno da allora reso il procedimento agopuntoreo familiare sia alla comunità medica sia ai profani. La sua pratica rimane tuttavia controversa; in alcuni Stati, agopuntori non laureati in medicina hanno conquistato il diritto di esercitare il loro mestiere indipendentemente o sotto gli auspici di un medico abilitato. L’analgesia attuata con l’agopuntura nel processo chirurgico, pur essendo attualmente riconosciuta come un valido fenomeno, non riveste alcuna importanza pratica nell’esercizio dell’attività medica occidentale, e la sua adozione in Occidente non è più in discussione. Bonica ha redatto un rapporto definitivo sull’uso dell’agopuntura per gli interventi chirurgici. Il suo impiego intraoperatorio è interessante solo nella misura in cui illumina sul meccanismo (o sui meccanismi) della terapia agopuntorea per la prevenzione o per il sollievo del dolore.

Considerazioni fondamentali.

Tipi di agopuntura.

Una revisione della letteratura medica corrente rivela che il termine “agopuntura” si può riferire ad almeno tre interventi differenti: agopuntura classica basata sulla medicina cinese, agopuntura come forma di terapia dei punti trigger (punti grilletto), e agopuntura come procedimento di stimolazione elettrica. Si tratta di tre terapie distintamente diverse, ognuna delle quali deve essere considerata separatamente.

Agopuntura classica.

La prima e meglio nota forma di agoupuntura è la pratica di metodi tradizionali secondo i principi dell’antica medicina cinese. La dottrina taoista considerava la salute umana come esistente all’interno di tensioni create da forze naturali opposte, lo yun (buio, femmina) e lo yang (luce, maschio). L’intervento medico praticato nel contesto di questa tradizione veniva intrapreso per bilanciare le forze energetiche opposte considerate non più in armonia. Fondamentale per la pratica dell’agopuntura classica era il concetto di flusso di energia, che combinava la circolazione con la funzione neurologica. Si riteneva che l’energia vitale fruisse attraverso una serie di canali interconnessi, chiamati meridiani, che seguivano un ritmo circadiano. Si pensava che a ciascun meridiano si associasse un organo interno, e i meridiani sono denominati di conseguenza. Per esempio, il meridiano della cistifellea decorre dall’angolo esterno dell’occhio, posteriormente ed anteriormente lungo il cranio e giù per le spalle, da cui discende sul lato del corpo terminando a livello del quarto dito del piede. E’ un meridiano yang, cioè la sua funzione è controbilanciata da quella della sua controparte yin, che è il meridiano del fegato. Quest’ultimo decorre dall’alluce all’inguine e quindi al torace, dove si dice che scompaia dalla mappa dei meridiani perché decorre profondamente nel corpo, per cui non ha una rappresentazione superficiale. Gli stati di malattia ed i disturbi come il dolore erano classificati secondo i meridiani interessati e secondo la loro natura, yin (freddo, ipofunzionale) o yang (caldo, iperfunzionale). Si riteneva che i meridiani fossero interconnessi con l’energia vitale, chi, che fluiva all’interno di essi. Si sosteneva altresì che gli eccessi o i deficit del flusso d’energia causassero dolore, fastidio, ipo- o iperfunzione e, con il tempo, alterazioni trofiche. Inserendo gli aghi strategicamente lungo singoli meridiani o nei loro punti di congiunzione, l’agopuntore tentava di equilibrare il flusso di energia lungo tutto l’organismo. Esistono numerose varianti dell’agopuntura classica. Tra esse, un sistema di agopuntura dell’orecchio (auricoloterapia) basato sulla credenza che il padiglione contenga una mappa dei punti di agopuntura che rappresenta tutto il corpo umano. La ricerca su questo tipo di diagnosi e terapia è limitata, ma sperimentazioni controllate non sono riuscite a produrre prove convincenti. Oggi in Oriente molti professionisti ancora impiegano i principi della medicina orientale classica nel trattamento degli stati di dolore e malattia, principi che sono popolari anche in molte parti d’Europa.

Quando i medici occidentali praticano l’agopuntura classica, spesso si basano su un approccio da “ricettario gastronomico”, avvalendosi di una serie abituale di punti dei meridiani per trattare ogni tipo di disturbo doloroso. Questa non è né buona fede occidentale né medicina orientale perché la pratica classica nella sua forma pura sottolinea la diagnosi individuale, unica, cioè peculiare, di ogni paziente. Questi ed altri concetti della medicina antica, pur essendo eccezionalmente illuminanti per il loro tempo (per es.concepivano la circolazione e certi principi fondamentali di neurologia), ormai sono storia. Non sorprende che buona parte dell’antica medicina popolare non possa essere convalidata dalla scienza moderna. Per esempio, non esiste il “triplice riscaldatore”, l’organo che secondo gli antichi Cinesi influenzava il flusso di energia; similmente, i meridiani non esistono né come strutture anatomiche né come schemi di risposta neurologica. Gli studi contemporanei hanno dimostrato che i punti dell’agopuntura sono spesso caratterizzati da bassa resistenza cutanea e dolorabilità alla palpazione, ma queste caratteristiche sono possedute anche dai punti trigger. La corrispondenza tra percorsi dei meridiani e schemi di sensibilità o di dolore riferito prodotti dalla digitopressione nei punti dolorabili sovrastanti i muscoli non è sorprendente né sconosciuta per la medicina occidentale. Tali corrispondenze contribuiscono a confermare come gli antiche terapeuti orientali identificassero e curassero patologie ancora oggi osservate e spesso trattate in modo insufficiente, ma non convalidano la nozione che l’agopuntura abbia un’origine speciale o misteriosa che le conferisce un vantaggio sulle pratiche odierne scientificamente fondate.nella medicina contemporanea dell’estremo oriente esistono varianti rivedute e corrette della medicina tradizionale. Per esempio la terapia giapponese Ryodoraku conserva la maggior parte dei principi basilari dell’agopuntura classica, ma il meccanismo che sottende il trattamento è considerato il sistema nervoso autonomo, o vegetativo.

La medicina cinese viene insegnata in istituzioni universitarie, e circa un sesto della popolazione mondiale si affida occasionalmente ad essa.

Terapia dei punti trigger.

La seconda applicazione dell’agopuntura è essenzialmente neurologica. Le alterazioni degenerative della funzione nervosa correlate allo stress, a pregressi traumi e al processo dell’invecchiamento possono sconvolgere le normali proprietà del muscolo scheletrico, nonché quelle di altri tessuti ed organi, in modo sottile, che potrebbe sfuggire ad un esame neurologico convenzionale. Le zone anormali di muscolatura scheletrica si possono apprezzare alla palpazione come cordoni e punti dolorabili, che si associano a segni di eccessiva attività simpatica (per es. ipotermia, leggero edema), a dolore evocato e ad affaticamento generale. Tali punti sono stati identificati da Bonica, da Travell e Simons, da Sola e da altri come “punti dolorabili”, o “punti trigger”(PT), che si possono efficacemente trattare con la stimolazione per ottenere il sollievo del dolore persistente. Quando si usano gli aghi per agopuntura per trattare i punti muscolari dolorabili associati a dolore cronico, l’agopuntura è pressoché indistinguibile dalla terapia dei punti trigger. Benché molti terapeuti dei punti trigger scelgano di iniettare un anestetico locale o soluzione normosalina nelle aree dolorabili, alcuni utilizzano la stimolazione con un ago per agopuntura nella stessa sede. Molti, come Sola, ritengono che i punti trigger siano associati ad iperattività simpatica e che il blocco chimico locale dei PT elimini l’alterazione fisiopatologia di base. E’ ragionevole ritenere che la terapia dei punti trigger faccia regredire gli effetti del danno nervoso cronico, come una radicolopatia, sul muscolo scheletrico. Il dolore di questo tipo è quasi invariabilmente accompagnato da contratture muscolari e il suo sollievo è subordinato all’allentamento delle contratture dolorose.

Terapia mediante stimolazione elettrica.

La stimolazione elettrica per il sollievo del dolore potrebbe essere antica quanto l’agopuntura stessa. Documentazioni degli antichi Greci e Romani testimoniano l’uso di pesci capaci di produrre una scarica elettrica per trattare pazienti che soffrivano di dolore. All’inizio degli anni settanta gli agopuntori cinesi, nel corso di interventi chirurgici prolungati, trovavano inefficace (e forse anche monotona) la rotazione manuale prolungata degli aghi e sostituirono questa pratica con la stimolazione elettrica. Parallelamente i professionisti occidentali, ispirati dalla teoria del cancello di Melzack e Wall, incominciarono a elaborare terapie di elettrostimolazione per il controllo del dolore. Ciò ha condotto all’impiego ampiamente diffuso dell’elettrostimolazione transcutanea (TENS) e allo sviluppo di un’industria negli Stati Uniti che fabbrica apparecchi per TENS. L’agopuntura e la TENS hanno in comune tre serie di parametri per l’elettroterapia: a) stimolazione a bassa densità e ad alta frequenza (generalmente somministrata nell’area del locus dolendi); b) stimolazione ad alta densità e a bassa frequenza (tipicamente somministrata distalmente alla zona dolente, forse in un classico punto di agopuntura); c) stimolazione a raffica, nella quale si somministrano brevi raffiche di stimolazione ad alta frequenza. Sembra che questi metodi abbiano effetti differenti in situazioni differenti. Gli agopuntori differiscono da coloro che praticano la TENS perché usano aghi al posto di ampi elettrodi, e per la loro tendenza generale a utilizzare l’elettroterapia per effetti sistemici anziché locali, sebbene si trovino evidenti eccezioni a questa regola. Poiché gli aghi penetrano nella cute del muscolo scheletrico sottostante, alcuni terapeuti integrano assieme l’elettroterapia con la terapia dei punti trigger.